Calligram
Album • 2020
In questo mare di cenere sofisticata, la tua parvenza affonda lenta sulla mia carne. Nemesi di un tramonto annunciato, vocazione al dolore veemente, visione di senso vuota. Ricordo dicesti: "Non siamo altro che piroette sulvuoto in attesa di una voragine pronta per noi".Piroette sul vuoto, nella certezza di perdersi. Carne. Niente resta di me, soltanto un'effigie sbiadita.
Submitted by Iron_Wraith — Apr 26, 2025
Il desiderio è una piaga che si insinua perfetta tra le mille costole vuote di questa carcassa dolente e infelice, straripante di morte,essiccata dal sole. Protervo e lascivo, esacerba ogni crepa - a pele se solta e da espaço a uma nova - serpe che nutre i miei istanti più vuoti - a fragilidade se torna granito. Oscillo tra estasi e orrore, apolide nelle mie stesse ferite: ciò che voglio non ha nome nè forma soltanto assenza. A mio agio in tutto, soddisfatto di niente appagato e mai sazio, scivolavo in affanno senza fermarmi. Agonizzante mutismo - silencio absoluto - fascino della disfatta - finalmente ganhei! La mia vita è un buco nel petto, le risate un fremito cieco, giaccio affrancato da tutto sul fondo dell’inferno più alto. Minha alma em chamas e nao vejo o fogo - Senza tregua, sublimo. Soffrire è produrre conoscenza, non realizzare più nulla e morire sfiniti.
Submitted by NecroLord — Apr 26, 2025
È un atroce dissenso a muovermi da sincronie voluttuose e stanziali verso incombenze spaziali e inconsuete. Incavi sfuggenti, supplizio d'istanti esecrati. Non ho più spazi dove paralizzare l'azione, per sublimare nel fango dell'Io e non riconoscermi più. In questo vuoto imminente e insidioso la geometria dell'assenza s'impone e si riflette sinistra sulle onde scure del mio stesso naufragio, tracciando spasmi che mi annientano. Muto, affondo nel ricordo di me, ingannato ed imploso. Affondo muto dentro di me, imploso.
Submitted by Grave666 — Apr 26, 2025
Differite in avanti, spente, unite alla polvere, splendenti nel caos, scivolano come gocce, su piani roventi, inclinati - un veleno redento - le tue lame a squarciare la notte. Nelle ferite si eclissa ogni luce, in quel bagliore hai sepolto il dissenso. Hai sepolto il dissenso. Risprofondo nell'acceso tumulto del mio rancore che prosegue sempre solo e intorbidito, smantellato, rilucente di sdegno, privato dell'oscenità necessaria a protrarsi in avanti, eclissato nel modo peggiore, l'abominio che si ripete: mesto affronto il tuo volto, in questo tramonto di ruggine e sabbia. Nodi, trame, fulgori residui: la disfatta oscena mi ammalia ed infetta nel vuoto incessante che tutto circonda ad affossa ogni impulso di vita.
Submitted by Morgoth — Apr 26, 2025
La verità estirpata mostra i vermi che consumavano avidi le tristi radici. Vuote opinioni tese soltanto ad obliare: abominio che da sempre parla sulle carcasse spente dei nostri timori nell’oscenità di inalare vita a fondo perduto. Racchiusi in una definizione che non riesce a contenerci roviniamo nel dubbio e seccano le nostre sfingi.
Submitted by Finntroll — Apr 26, 2025
Siamo già morti mille volte, incarnati nella nostra inutilità, non volenti e nocivi, sconvolti dalla mutua illusione di esistere che è implosa di colpo, respirandoci via. L'iniquità della vita ci condanna ad una veglia che sperimenta in eterno le stesse futili cose mentre stingiamo sullo sfondo bianco di una morte che non è più nostra, di una vita parlata da altri; e nella frattura fende la via un eterno riflusso di noia. Ti sfioro ma sei lontana, inaccessibile, in un luogo recondito che a malapena riesco a vedere.
Submitted by Celtic Frost — Apr 26, 2025
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Non c'è naufragio che mi contenga. Nascosto sul più luminoso dei troni attendo la fine. Marcirò contemplando morente nel tempo i rasoi che scivoleranno via. Il polso trema e risuona nell’aria questo vasto richiamo di oltraggio a ricordarmi, ancora una volta che sono vivo, morto e infinito. Le metafore dell’abisso, angoscia allo stato larvale, a ricordarmi ancora una volta che sono vivo, morto e infinito. Migliaia di volte ho ricercato il tormento nel feticcio di un dio inaridito, per realizzare che sono un errante senza sentieri che ha dimenticato come ci si perde. Il contegno inganna sempre, mi schiero ma non ho piu parti tranne la ripugnante ossessione che incombe sul prezioso e caro dono della noia che custodisco. Un dramma vuoto e insanabile: vita
Submitted by Pestilence — Apr 26, 2025
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